Lita Randolindë, ogni direzione

you never know what you think till you write it
martedì, 04 marzo 2008

la sedia che aspetta il bus e il luna park invernale

Stasera, uscita dal cementico cubo malamente rimpinzato di fogliacci che chiamano università, mi sono trovata in quello stato di sottile disagio viscido in cui i crepuscoli mi gettano. È corretto dire che mi ci gettino, perché infatti mi ci trovo invariabilmente immersa, in quel gelatinoso freddume, senza volerlo né percepirlo finché non è ormai tale. I crepuscoli, stati digestivi, e quindi vagamente corrosivi e nauseabondi, del tempo non mi si confanno. Non ancora, per lo meno. Forse mi verran più cari quando sarò una vegliarda e della fatal quiete mi saran l’imago. Dicevo insomma che quest’oggi il crepuscolo m’ha sorpresa all’uscita dall’università (che è a sua volta molto simile ad uno stato di ruminazione continua, pacata e stolida) e ha avuto l’accortezza di celare il suo squallore sotto un velo d’acquerugiola colpevole che ha notevolmente deviato il mio odio. (Dire: “stasera quando sono uscita dall’università, cominciava a far buio, e pioveva” non sarebbe moralmente corretto, da parte mia: sarebbe anzi una contraddizione. La situazione era tale da insolentirmi al punto di risvegliare in me la giusta dose di magniloquenza indispensabilmente inutile che da sola la illustra).

Comunque, me ne stavo là ad interrogare con sguardo miope e velato le frastagliate lucette che avrebbero dovuto indicare la presenza di automezzi sperando di scorgerne alcune più vive, e più alte, che indicassero un salvifico bus; invano. Mi sono incamminata, e dall’umida patina è sorta una visione. Un luna park. Il luna park, entità paranormale ed incubiforme dall’inquietante simbologia puberale, è a mio avviso tollerabilmente molesta estivamente: un po’ come le zanzare, l’ozono, fa parte del gioco, lo si sopporta, ci provvede di argomenti lamentizi e con l’inverno scompare (o a dire il vero, va a molestare altri). Devo confessare che in un contesto così evidentemente invernale  la presenza di quel luna park mi è sembrata quantomeno deplorevole, se non insultuosa. Qualche giorno fa, passandoci in un pomeriggio assolato, che ammiccava alla primavera, l’ho osservato un po’ scettica, bonariamente, credendolo una smargiassata infantile del bel tempo. Mi sembrava un grumo nostalgico di profumi d’infanzia e cocci barbaglianti di pensieri appena accennati. Mi stava quasi simpatico. A ripensarci, rivedendolo così, grondante e bigio, mi fa l’impressione di un povero botolo deforme, che s’accucci nel cortile sotto la pioggia. Fattostà che sul momento mi ha piombata in glauchi pensieri rivoltosi. Una grossa giostra tentacolata muoveva solo un’appendice metallica, fiaccamente, a scatti, come un ragno morente. Lasciandola alle mie spalle ho attraversato la strada e mi sono riparata sotto alla pensilina dei bus. Questa città è primariamente ventosa*, il che comporta che tale pensilina sia in forma di ferro di cavallo, affinché ci si possa proteggere, alla bell’e meglio, dagli elementi. Stasera era comparsa, al centro di essa, una sedia. Una comune sedia da giardino, di plastica verde, un po’ dozzinale. I convenuti, alla vista di questa insolita comodità, evidentemente imbarazzati, si premuravano bene di non averci nulla a che fare,  e nonostante le panchine fossero completamente occupate, e un paio di vecchiarde dessero evidenti segni di mummificazione, nessuno osò profanare l’insolito oggetto. Insomma: non un dannatissimo aspettatore di bus ha osato avvicinarsi a quella sedia, né dare mostra di interrogarsi sulla sua posizione precipua nell’universo mondo. Sua propria o della sedia, niente. Mi domando quale sia il senso comune dell’opportunità che riveste di tanto e tale orrore una sedia da giardino che venga a trovarsi, suo malgrado, fuori contesto e riempia di pudore reverenziale le stesse persone che non sembrano essere minimamente disturbate dall’evidente deformità etica di un luna park invernale. (Mi sembra che la buona volontà di un sedile giardinesco che desideri dare un’occhiata alle vetrine sia patentemente più comprensibile, e lodevole, dell’esuberante sfacciataggine di un affastellato cumulo pseudoludico che si svisceri invernalmente.) Certo, potrei ingannarmi sull’una come sull’altra reazione, nonché essere eccessivamente sconvolta da fatti tutt’affatto rilevanti. Eppure, in certa misura, mi compiaccio di questa mia paranoia.

 

.

 

 *Volendo esser puntigliosi questa è una città polimorfa: se possiede una certa aurea da campagna parigina nei giorni di bel tempo, bisogna pur ammettere che con la nebbia assume un carattere medievalmente tedesco, con qualche civetteria svizzera, ma svizzera tedesca. In certi giorni, poi, in cui pare che il vento abbia qualche uzza artistica nel modellare nembi da catastrofe cosmica e mangiucchi gli angoli delle case, la città viene istantaneamente trasferita su di un fiordo norvegese, che bisogna dire, domina con una certa dignità.

postato da adani alle ore marzo 04, 2008 23:41 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: tempo, riflessione, scene, caso


martedì, 04 marzo 2008

gastroNOmia

Ricorderete anche voi che un tempo, quando ancora potevamo essere considerati imberbi prototipi di umani, in quella che amiamo chiamare malinconicamente “la nostra infanzia” e che ci appare ora come un tempo favolosamente diverso dalla realtà che ci circonda, quando ci si prodigava in ricevimenti e festicciole di natura molto pomeridiana e innocente potevamo dirci fortunati fruitori dei classici salatini e delle intramontabili patatine fritte. Se oggi però dovessimo esser chiamati ad allestire una di queste imbandigioni saremmo certamente considerati retrogradi, e fuori moda, se pensassimo di accontentarci di cose così banali come le arachidi salate e le chips. Già, perché ora, come ho casualmente appreso deambulando tra gli invitanti scaffali di una locale coop, s’usano ben altri sollazzi per la gola. I pezzettini di bretzel aromatizzati al miele-senape-cipolla rappresentano infatti lo stuzzichino più indicato per far colpo: leggero e discreto si presta al fugace usufrutto di delicati palati che vogliano poi essere ancora deliziati da un lauto pasto, o desiderino mantenere quella freschezza che è indispensabile a coloro che considerano il bacio una delle massime espressioni d’affetto e piacere. In altre parole, non fate mai mancare in casa vostra questo simpatico manicaretto dalle proprietà digestive e rinfrescanti, e le vostre feste saranno sempre un successo.

 

postato da adani alle ore marzo 04, 2008 23:39 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cibo


venerdì, 05 ottobre 2007

io post

io sono un nuovo post. siete tutti contenti di vedermi perché era tanto che non c'erano nuovi post, e siccome questo é un blog seguitissimo c'era grande attesa. inoltre non sono un normale post, no, sono dannatamente geniale e pieno di una sarcastica ironia tagliente che vi delizierà. presto sarò conosciuto come uno dei post più innovativi della rete. tutti mi leggeranno con indicibile delizia per i contenuti pregnanti, la prosa innovativa e la grafica accattivante. sono, insomma, davvero un post di successo.
postato da adani alle ore ottobre 05, 2007 00:34 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: scrivere


sabato, 30 giugno 2007

paura della rotonda perfezione

chissà perché a volte si ha paura della perfezione. ma tanta.
stamattina, ultimo esame. sono già a casa. serata con i vecchi amici che non vedevo da un pezzo, e domani maturità dei piccoli. e lunedì... lunedì un'enorme possibilità ritonda di vacanza perfetta in locus amoenus con lui. niente da pensare. solo stare abbaracciati e respirare. chissà cosa fa paura in tutto questo. la fragilità del reale. il tempo. mah. forse é solo la stanchezza che avvelena, questa stanchezza di ogni cellula svuotata. ma sì. nel buio vedrò abbastanza per quietarmi.
postato da adani alle ore giugno 30, 2007 01:22 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: amore, acqua, sonno


martedì, 27 marzo 2007

ssssh

mad 'n mad
damn
profumo di cotone
la, crie, mais
oh no, oh, no, non puoi lasciare che questo accada, perché non é vero, non esiste,
ma c'era?
non lo so, non lo so. diffficile capirlo. può essere nato così, dal niente? ERO già pazza? lo ero?
ero mai stata qui?
ssssh
oh se solo non fossi ossess
ssssh
ossessionata
ssssh
da questo rumore, oh dannazione ma perché perché non esiste un modo, un modo per spiegare
il vetro (si, si un vetro un vetro)
ssssssh
ssssssh
e tutto questo é così ridicolo, COSÌ ridicolo, mioddio, e inutile e come un quadrobianco che non spiega niente, come se io non ci fossi, come se io non esistessi, ora, perché non mi so spiegare, non ci sono parole per me,
se solo esistesse qualcuno che mi sa.
postato da adani alle ore marzo 27, 2007 00:19 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: pazzia, silenzio


venerdì, 23 marzo 2007

la settimana silenziosa

bianchi fiocchi di ciliegio
si confondono
con bianchi fiori di neve
postato da adani alle ore marzo 23, 2007 23:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: haiku


mercoledì, 28 febbraio 2007

la scatola

un cinema é un'orrida scatola. nel buio centinaia di non entità, di gente ordinaria che pensa di essere speciale per quello che sta provando e che si arrabbia quando si accorge che non é vero, che sono tutti uguali e che se ne stanno lì senza dare davvero importanza al film ma a loro stessi. e tutti questi fantasmi nell'oscurità emettono una nebbia di autocommiserazione e sentimenti comuni che soffoca. e non c'é modo per uscirne salvi, non c'é modo per aver provato davvero un sentimento tuo. e tutto ciò mi secca, e mi indispettisce. per questo ci sono le camminate silenziose post cinema. ma io-voglio-un dannatissimo- tè. e basta.
postato da adani alle ore febbraio 28, 2007 01:08 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita, filme


martedì, 20 febbraio 2007

please, come in

ok, attenzione.
oggi non parlo del tempo, va bene? niente paesaggi descritti prolissamente, niente aneddoti più o mendo divertenti sui vicini e sui weekend. niente riflessioni mielose sull'amicizia, sul sonno, o sulla musica.
vorrei poter dire niente riflessioni del tutto, e solo azioni: ho fatto, ho detto. Mi spiace, ma nel mio caso sarà d'uopo accontentarsi di un "ho sognato".
ho sognato di arrivare a un millimetro dalla felicità, di sfiorarne la superfice gelatinosa.
ma al diavolo, ha tremato e io ho capito che era finta.
step sucessivo? e schiantiamoci, dai.


alla fine non é colpa mia se l'emozione più forte della giornata mi viene da un maledetto organetto in strada il cui scopo é solo quello di farmi credere di essere altrove. e non é colpa mia se tutto quello che mi succede succede dentro la mia fottuta testa. oh no, certo, forse é colpa mia, ovvio.
postato da adani alle ore febbraio 20, 2007 23:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita, sogni


venerdì, 16 febbraio 2007

l'estate fredda (e la stazione spenta)

cosa c'é di più bello al mondo dell'angolo di un palazzo ottocentesco dietro il quale c'é il sole che cade esattamente a metà sul marciapiede e illumina le catene al lato della strada? quella sensazione estiva e un po' parigina, che non c'entra con l'aria fresca ma con il colore del cielo e con la particolare nitidezza seppia degli angoli delle case. passi dietro la chiesa e una fisarmonica riempie le stradine del centro con romantici scampoli di vacanze di un tardo pomeriggio estivo. quando sono tornata a casa ho scoperto che le alpi si erano accquattate sotto la mia finestra e avevano aspettato il mio ritorno per passeggiare con aria borghese sul lago, avvolgendosi nel tramonto con fare civettuolo. e intanto in strada é passato un ragazzo con due enormi torte in mano, e subito dopo ecco che spunta una ragazza con un'altra torta... l'avevo detto che oggi c'era ua sopensione domenicalmente francese.

Amo Bach
Amo il jazz
dunque semplicemente SONO IN DELIQUIO per Play Bach e il Trio Loussier.
Sai quando non sai bene che cosa scoltare e metti un cd un po' a caso e senza troppa convinzione e poi invece era lui quello giusto e ti viene quasi da piangere tanto é perfetto in quel momento. oggi stavo per baciare la radio talmente era bello.

poi c'é la notte. l'infinito chiudere le persiane sempre allo stesso modo, sulla stessa scena (il che é veramente assurdo, a pensarci... non sembra quasi un privilegio questo ripetersi di azioni irripetibili?) finché l'altra sera ho notato che la luce della macchinetta dei biglietti del bus sfarfallava e mi ha un po' inquietato. e ieri ho chiuso le persiane alle due e mezza di notte e la stazione era spenta e pareva che l'avessero rimossa tutta intera.
postato da adani alle ore febbraio 16, 2007 00:24 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: musica, notte, scene


lunedì, 29 gennaio 2007

che weekend sarebbe senza esplosioni, avvelenamenti e polmoniti?

prendere la tosse passando un bel weekend é come comperare una palla di vetro con la neve a parigi. una brutta cosa che ci ricorda cose belle.

sono andata a trovare una mia amica, abbiamo passato un fantastico weekend. abbiamo quasi fatto esplodere un computer, abbiamo cercato di avvelenarci con dell'olio vegetale, abbiamo rischiato la polmonite in cima ad una torretta ventosa che dava su alsazia, basilese e jura,  siamo state quasi aggredite da un cane pastore appenzellese, e abbiamo bevuto incalcolabili quantità di te.

Scena 1: Stavamo cenando, e avevamo sete. La mia gentile anfitriona si appresta a rifare la caraffa di sciroppo di sambuco, poi con perfetta ospitalità mi serve. "un momento, cos'é quella chiazza di unto?" per accertare che non sia un problema di bicchiere versiamo anche nel suo e di nuovo compare una bella chiazza oleosa in superfice. uhm. pensi che potrebbe essere collegato con il fatto che le bottiglie dello sciroppo di sambuco e dell'OLIO VEGETALE siano tanto simili? parrebbe.

Scena 2: si guarda un film, rigorosamente a letto. Finché il computer non si spegne di colpo e ci accorgiamo che é praticamente incandescente. stava bucando il letto e, presto, si sarebbe fatto strada fino al centro della terra quale meteora rovente. e noi, che oramai eravamo in fiamme, siamo andate a dormire.

Da una soleggiata basilea partiamo in treno per la nebbiosa laufen, dove prendiamo un bus per l'ameno borgo di kleinlützel (dove abita il suo tipo, che per inciso é un mito ed ha una famiglia sanissima), dove passeremo la giornata camminare in incantevoli boschetti innevati.
La svizzera davvero non é male.

Da ciò, la tosse. (la neve ha sempre a che fare con souvenirs)
postato da adani alle ore gennaio 29, 2007 22:55 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: amici, weekend, viaggiare, scene


Chi sono

Utente: adani
cvesta est una question otiosa. mi si confina a tre reationi posibbili: sed diche una cataerva di obvietas sulle mie qvotidiane attività, che, evidentemente, sono d'interesse scarso o punto; vel intraprendo lo pietoso tentativo d'esser originale, il cvale certo m'abbrancherebbe per lo didietro et rivolterasi; sed i'm'en freguo, considerato que tanto nutresi esiguissimo interesse per la humana specie et dunque non est necesse qu'i a quella mi presenti, poiché ben so che l'indifferentia est mutuale.


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